Profilo dell'Autore

Alessandro Baricco è tra i più conosciuti, amati e odiati narratori italiani contemporanei. La sua personalità spesso controversa e difficile è famosa tra lettori e addetti ai lavori e gli ha sempre garantito di essere, nel bene e nel male, sulla bocca di tutti. Drammaturgo, critico, scrittore, insegnante, filosofo, giornalista, personaggio televisivo, in una sola persona tante identità si esprimono senza temere giudizio. Nato a Torino nel 1958 intraprende gli studi filosofici e contemporaneamente frequenta il conservatorio conseguendo il diploma in pianoforte. Musica e filosofia saranno anche i cardini di molte sue opere dove le vedremo spesso confondersi e dar vita a metafore difficili da scordare. Il suo modo di narrare l’ha da sempre collocato nella categoria degli autori ‘’difficilmente classificabili’’, come se non esistesse genere che possa contenere il suo particolarismo letterario. Da sempre appassionato di letteratura scrive e pubblica nel 1991 il suo primo romanzo, Castelli di rabbia, l’opera che andremo a conoscere meglio. Castelli di rabbia apre e spiana la strada a Baricco nonostante la scrittura non sempre semplice e immediata e la particolarità delle sue storie. Oceano mare, Seta, City, Novecento sono alcuni dei titoli più venduti dei suoi romanzi.



Stile e Particolarita'

Dalla prima lettura di una qualsivoglia opera di Baricco ciò che salta all’occhio è la particolarità della sua scrittura. Più che nel senso è la struttura che lascia spesso come sospesi e talvolta perplessi. La punteggiatura continua rende la lettura spesso scattosa, come mutilata ma pur sempre, a parere mio, coinvolgente. E anche questo uno dei motivi per i quali Baricco è autore da odi et amo. Per molti la sua è solo eccessiva pomposità, per altri è scrittura d’avanguardia che, pur essendo lontana dal semplicismo, non cade nell’eccessiva aulicità. Il suo stile si innesta perfettamente nelle storie che ci va a raccontare, storie che sono volutamente lontane dalla nostra quotidianità e realtà ma balzano in luoghi fantastici e tempi antichi. Salvo alcuni romanzi, infatti, Baricco predilige inserire i suoi personaggi in un tempo storico lontano, quasi sempre a cavallo tra l’800 e gli inizi del ‘900. D’altra parte Castelli di Rabbia, Seta e Oceano mare rientrano ne la ‘’Trilogia del XIX secolo’’. Nel contesto lontano di un’Europa d’altri tempi Baricco riflette sulla condizione dell’uomo moderno trapiantato in un tempo non solo lontano ma anche fantastico. Annulla così ogni confine e rende universali le idee sull’uomo del suo tempo. Nei suoi romanzi l’autore cerca e riesce ad inserire ogni aspetto dell’uomo su di un piano fantastico portando il lettore, e i suoi personaggi, a compiere un viaggio mentale pur confondendolo con elementi reali. Per Baricco la letteratura deve essere necessariamente pura fantasia, tutto sospeso in un mondo di oltre che avvolge la realtà e ne dà un’altra connotazione. Non mancano infatti elementi riconducibili alla realtà storica che ritroviamo ma che da subito vengono plasmati e condotti nell’irreale, magistralmente. Quella di Baricco è una sfida alla scrittura, lo stare ‘’ai margini del caos’’, fare della scrittura una partitura musicale sulle cui note sviluppare una storia indimenticabile. La musica, che come abbiamo visto fa parte degli interessi e della vita di Baricco, diventa un mezzo di scrittura, l’arte dalla quale attingere nuova arte nello scrivere. Il ritmo, la musicalità delle parole, l’equilibrio della loro struttura, non sono altro che riadattamenti musicali in chiave letteraria. Con un po’ di attenzione ne potremmo sentire la melodia. Baricco è uno scrittore che può piacere e non piacere, amato e odiato, ma senza dubbio ha saputo dare ai suoi romanzi la spettacolarità di un’opera teatrale e l’armonia di una partitura musicale.



Recensione

Castelli di rabbia è tra i primi romanzi scritti da Baricco. Siamo nel 1991 dopo una prima incertezza editoriale. Baricco aveva scritto ‘’Il genio in fuga’’, saggio che parlava di Giocchino Rossini, che non aveva convinto per nulla la critica. Con Castelli di Rabbia e i successivi romanzi di successo, la strada per l’autore si è completamente spianata facendo dei suoi romanzi dei veri e propri casi letterari. La storia di Castelli di Rabbia è lontana dalla realtà, lontana dal nostro tempo e dalle nostre radici. In un posto fantastico di nome Quinnipak, in un’Europa di fine ‘800, confluiscono le storie di personaggi evanescenti e particolari che impareremo a conoscere amare. Il signor Rail ha una locomotiva e parte, sparisce senza dire una parola, non rivela la sua meta, eppure torna. Torna sempre. Jun, la moglie di Rail, la donna dalle labbra che tutti desiderano. E’ lei che cerca disperatamente il senso della sua vita tra un’attesa e l’altra del ritorno da un viaggio. L’attesa del suo uomo che è attesa di amore. Quando si ama davvero il tempo e le distanze non esistono. Pekisch, il personaggio che più destabilizza e incuriosisce. E’ colui che ha inventato l’umanofono, è lui che suona le persone, che vede in loro la partitura di una musica. Ogni persona è una nota, insieme una melodia. C’è Mormy, il bambino dell’incanto, che tutto guarda coi suoi occhi grandi cogliendo il vero senso della vita nella corsa di un cavallo. Infine Elizabeth, la locomotiva, che tutti conduce dentro e fuori la realtà attraverso lo specchio dei suoi finestrini. E’ già dal titolo che veniamo messi di fronte alle intenzioni dell’autore. Castelli di rabbia è il gioco di parole che ha origine dai più comuni ‘’castelli in aria’’ e ‘’castelli di sabbia’’. Tutte le speranze, la vita, i desideri e le conquiste dei personaggi di questo romanzo sono segnati da un destino poco favorevole. Ognuno combatte la sua battaglia personale per non veder crollare il proprio ‘’castello’’ e quando questo succede è la rabbia a prendere possesso della loro anima. Tutto all’interno del romanzo sembra essere quasi evanescente, anche il finale che non segna una vera e propria fine. E’ quasi come galleggiare in un sogno che viene spezzato dalla vita che non porta in salvo nessuno dei protagonisti. In Castelli di rabbia tutto è possibile, tutto è concesso, tutto è in attesa. E’ libro in cui le parole sembrano avvolgersi in una danza, dove si può morire anche solo di meraviglia.

TORNA INDIETRO - GO BACK