Profilo dell'Autore

Giambattista Basile e', senza dubbio, una delle personalita' letterarie piu' fantasiose del '600 italiano. Nato a Napoli nel febbraio del 1566 manifesta subito un forte legame verso le radici della sua terra, nonostante gli anni trascorsi in viaggio, scrivendo le sue opere piu' fortunate in dialetto napoletano. Tra i suoi scritti e' d'obbligo annoverare ''Lo cunto de li cunti, overo lo trattenimento de li piccerille'' che qui andremo a recensire e del quale proveremo a spiegarne gli aspetti artistici piu' curiosi e significativi. La personalita' di Basile e' ricca di sfumature. Uomo eclettico e curioso da' alla sua vita un'impronta avventurosa arricchendola di viaggi e incontri che influenzeranno le sue produzioni. E' nel 1612 che avvia la sua attivita' di poeta e scrittore prediligendo, per indole e interessi, testi scherzosi e faceti. Tra le sue conoscenze e influenze va ricordato Giulio Cesare Cortese, amico di vita e di parlar napoletano, col quale collaboro' alla scrittura della Vaiasseide, l'opera piu' famosa del Cortese. Nella persona di Basile sono riscontrabili due entita' che perfettamente si incrociano e fondono. La prima e' quella del letterato cortigiano, alla moda, perfettamente integrato nella societa' mondana del suo tempo e conoscitore della lingua aulica. La seconda e' quella di uomo napoletano, vicino al popolo, conoscitore degli usi, costumi e tradizioni del suo luogo d'origine e amante del dialetto in tutte le sue sfumature. Il suo successo e' da ricondurre anche a questo dualismo che prevede la perfetta fusione tra Giambattista Basile e Gian Alesio Abbatutis, pseudonimo per le opere dialettali. Il periodo storico-culturale nel quale vive ed opera Basile, il Barocco, e' rintracciabile facilmente nei suoi testi rendendolo un perfetto uomo del suo tempo.



Alcune Curiosita' Linguistiche

Prima di affrontare la lettura de Lo cunto de li cunti occorre fare qualche precisazione linguistica che ci aiuti a comprendere meglio l'evoluzione del dialetto napoletano e le conseguenti scelte dell'autore. Una di queste e' molto interessante poiché ha aperto un lungo dibattito ancora oggi irrisolto. La scelta consiste in un gioco di costruzioni lessicali e dialettali che mutano, stravolgono e spesso storpiano il dialetto. E' da considerarsi un modo arguto e funzionale ai fini della spettacolarita' dei suoi racconti. Il dialetto napoletano, plasmato e stravolto, creava infatti un voluto effetto comico ancor piu' evidente e immediato. Possiamo definirlo un dialetto ulteriomente napoletanizzato al punto di creare quella che molti studiosi hanno additato come lingua finta o inventata dai toni caricaturali. Basile riesce a concentrare in un'unica opera l'uso popolare del dialetto, con le sue costruzioni lessicali, rendendola una miniera di fenomeni fonetici, morfologici e lessicali particolari. Ed e' proprio il lessico che ci aiuta a definire i cambiamenti che il dialetto ha subito nel corso dei secoli. Il repertorio linguistico di Basile fa capo a voci e locuzioni appartenenti a categorie diverse. Attraverso giochi linguistici, ingiurie, elementi della tradizione e degli usi locali possiamo comprendere meglio le novita' del dialetto napoletano seicentesco. Curioso e' l'uso del termine guaglione, che oggi utilizziamo come accezione per ragazzo, apparso per la prima volta in forma scritta proprio ne Lo cunto de li cunti dove andava a sostituire il termine zito ovvero fidanzato. Lo cunto de li cunti rappresenta, dunque, un'opera attraverso la quale abbiamo la possibilita' non solo di essere travolti da una giocosita' tutta barocca ma anche di poter vedere in maniera tangibile le trasformazioni che una lingua subisce nel corso del tempo.



Il Contesto Storico

Il periodo durante il quale si sviluppa la personalita' letteraria ed esperienza umana di Basile e' il '600, secolo di una delle piu' controverse correnti artistico-letterarie: il barocco. Per tempo considerato un movimento mediocre, fatto di eccessi e pseudo-poesia, e' stato successivamente rivalutato e con esso il genio di innumerevoli artisti e scrittori che hanno operato in quel tempo. Ponendo il nostro focus sugli aspetti letterari, il poeta e lo scrittore barocco ha come obiettivo l'invenzione di concetti artificiosi, sorprendenti, volti a suscitare la meraviglia nel lettore. Tutto cio' che e' nuovo, bizzarro e fuori dal comune viene inserito nei loro scritti i quali hanno il merito di aver creato dei veri capolavori di genere. Il '600 napoletano da' i natali a una tradizione letteraria in dialetto che rappresentera' non solo una svolta di genere ma sara' destinata a perdurare per almeno altri due secoli. Ci si allontana quindi dalla lingua alta di uso letterario per far riemergere una curiosita' verso il basso e popolare. L'attivita' artistica napoletana e' spettacolare, soprattutto in questo periodo, e legata alla teatralita' . Lo stesso Cunto de li cunti era destinato alla lettura aperta e alla rappresentazione teatrale. Napoli, durante il periodo di produzione dialettale di Basile, era una delle piu' grandi citta' d'Europa. Ricca culturalmente era capitale del regno spagnolo dove confluivano e si mescolavano usi, costumi e tradizioni di appartenenza diversa. Questa mescolanza e' stata un ulteriore punto di forza della produzione letteraria del seicento. E a Napoli troviamo un altro dualismo importante di matrice linguistica. Da un lato il favellar gentil napoletano delle corti e dall'altro il dialetto rozzo del mondo popolare. Quest' ultimo rappresentera', come abbiamo visto, la base linguistica di molte opere di Basile che e' riuscito, insieme a Cortese, a far riemergere e rivalutare il dialetto recuperandone la ricchezza espressiva. A Basile si deve il suo sdoganamento che ha permesso la successiva fioritura di opere in napoletano fino alla fine dell' '800, regalando alla citta' un patrimonio letterario di grande spessore.



Recensione

Leggere Lo cunto de li cunti si rivela una vera e propria esperienza di lettura, un viaggio lungo cinque giorni attraversando il sentiero di cinquanta racconti, ricca di emozioni, divertimento e stupore. Le quarantanove storie raccontate si snodano da una storia che fa da cardine. E' la storia della principessa Zoza, una moderna Shahrazad, che caduta in un vortice di tristezza e malinconia perde il sorriso. Lo ritrovera' grazie ad un evento assai bizzarro; una vecchia donna che si scontra con un giovane ragazzo le provochera' una risata cosi' forte e spontanea da far innervosire ancor di piu' la vecchia signora. Questa, indispettita dalla reazione della principessa, le scaglia una maledizione: trovera' pace solo dopo aver sposato il principe di Caporotondo che pero' si trova in uno stato di catalessi causato da un'altra maledizione. Zoza dovra' riempire di lacrime l'anfora che si trova accanto alla tomba del principe per poter rompere entrambe le maledizioni. Il viaggio di Zoza alla ricerca della tomba durera' sette lunghi anni e le peripezie che si trovera' ad affrontare saranno molteplici. Per il gioco bizzarro di una schiava Zoza non verra' riconosciuta come la liberatrice del principe il quale prendera' in sposa l'astuta serva. La principessa, protetta dalle fate, fara' dei doni alla schiava-regina, la quale le chiedera' in dono anche il racconto di storie. Verranno chiamate dieci raccontatrici che in dieci giorni le regaleranno ognuna una storia diversa. La fiaba dell'ultimo giorno sara' raccontata da Zoza che, sostituitasi ad una delle raccontratrici, svelera' l'inganno della schiava.



Struttura e Temi dell'Opera

Lo cunto de li cunti rientra, in forma innovativa e particolareggiata, nel genere della fiaba. In questo caso, pero', e' necessario allontanarci dalla sua definizione di genere tradizionale e aprirci ad una forma completamente nuova e straordinaria sgorgata dalla tradizione orale popolare e mescolata agli usi delle corti del tempo. L'operazione che compie Basile e' quella di creare un'opera che racchiude una mescolanza di forme letterarie e mezzi espressivi. E' per questo che ne Lo cunto de li cunti non dovra' stupirci ritrovare tracce di canzonette, rimandi alla novella umanistica e al teatro. La sua lettura non vuole essere chiusa e solitaria ma si apre alla collettivita' e spettacolarizzazione. Nonostante l'opera rientri nel genere della fiaba il destinatario non e' il mondo dell'infazia. Il pubblico al quale si riferisce l'autore e' maturo, fa parte del popolo, del mondo dei casali. L'atmosfera di questi luoghi infatti e' pienamente percepibile. Qui ci si riuniva per trascorrere qualche ora in allegria intrattenendosi con dei racconti. Per meglio affrontare la lettura de Lo cunto e' bene focalizzare alcuni punti che riguardano la struttura e i temi trattati che si ripetono costantemente. L'opera, chiamata anche Pentamerone per la sua somiglianza con il famoso Decameron di Boccaccio, ha una struttura molto simile all'opera del fortunato autore trecentesco. Ha una cornice ed e' divisa in cinque giornate durante le quali si snocciolano cinquanta racconti. Leggendoli ci accorgiamo di essere di fronte ad una stessa storia che si ripete nella struttura e nella logica in modo mai banale. Il sistema del racconto prevede tre sequenze: partendo da un conflitto iniziale si attraversa la storia con un allontanamento o viaggio e si conclude con un ritorno e il cambiamento dello status sociale iniziale. Dalla poverta' alla ricchezza, dalla bruttezza alla ricchezza e cosi' via. Il cambiamento diventa l'elemento cardine di tutti i racconti. Il sommario, che anticipa ogni giornata ed ha la particolarita' di uno stile piu' sobrio rispetto all'esuberanza dei raccomti, e l'egloga finale, che si presenta come monito morale, sono altri due elementi importanti per la comprensione del testo. Nelle egloghe, cantate dai servi della corte, l'autore tratta vari argomenti di natura morale, dalla infelice condizione umana all'avidita' e al vizio tipici dell'uomo barocco. L'obiettivo e' quello di rendere il lettore consapevole degli errori umani e dargli gli strumenti per potervi riparare. La fortuna de Lo cunto de li cunti sta proprio nell'abilita' dell'autore di amalgamare cosi' tanti elementi senza mai cadere in banalita' o estremizzazione. E' per tutti questi motivi che Basile, pur non avendo avuto fortuna letteraria in vita, e' stato il modello per eccellenza dei futuri autori del genere fiabesco piu' famosi al mondo. Il caso piu' conosciuto e' quello di Charles Perrault e dei fratelli Grimm che avevano preso dal Basile e poi modificato la fiaba piu' famosa di tutti i tempi: Cenerentola. Questa fiaba, resa famosa da Perrault, apparve per la prima volta ne Lo cunto con il titolo di La Gatta Cenerentola. Basile fu il primo a trascrivere una storia della tradizione orale permettendo cosi' che fosse conosciuta agli autori di genere e arrivasse fino a noi.

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